Travel coaching: Egitto

Travel coaching: Egitto

Travel Coaching con CoachingZone. Luoghi da assaporare con uno sguardo nuovo, alla ricerca di intuizioni e suggestioni personali

Certamente molti sanno già tanto della storia degli Egizi, delle loro scoperte, dei loro edifici, delle loro religioni e dei loro faraoni, dei tesori disseminati nei musei del mondo.

E altrettanti sanno delle spiagge bianche, dei pesci colorati che nuotano a pelo d’acqua, dell’offerta di divertimento per tutte le età e le combinazioni familiari.

In quale di questi personaggi vi riconoscete?

  • il turista che cerca spiagge bianche e rosse, splendidi fondali, relax totale, sole, fancazzismo (perdonatemi il neologismo), all inclusive;
  • il viaggiatore che desidera scoprire, avvicinare, ammirare le vestigia e la storia di un popolo che ancora oggi riesce ad accompagnarci ed a guidarci sul sentiero della conoscenza (di sé e degli altri da noi)

 

Un paese, una storia, una civiltà che da millenni ha infinite cose da mostrarci e da rivelarci. E due possibili approcci. La prima riflessione di self coaching è qui: che cosa vi viene in mente, pensando: “Egitto”? non è un’etichetta da appiccicarsi addosso, ma una luce che si accende su ciò di cui provate bisogno adesso. Perché

Viaggiare è un atto di umiltà: chi è convinto di sapere tutto preferisce non muoversi da casa.

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Certo Saqqara, Edfu, Esna, Assuan, Karnak, Kom Ombo eccetera possono e devono meritare una visita, ma è indimenticabile il poter visitare la Valle dei Re a Luxor in orari meno affollati, o conoscere le oasi del centro del paese e da lì avventurarsi nel deserto fino a raggiungere da terra Abu Simbel, all’alba o al tramonto, quando il flusso dei “mordi e scappa” è cessato. Ricordando che -al contrario di quel che sembra intuitivo- proprio il ricorso ad un buon tour operator consente di esulare dai percorsi tradizionalie banali.

E le spiagge di Mars Alam, le mangrovie di Sharm el Sheick, l’acqua cristallina di Hurghada, la crociera sul Nilo: da soli o in coppia o in famiglia, godendo dell’accoglienza e dell’animazione, del non doversi occupare di nulla e insieme della possibilità di scegliere di volta in volta il programma più in sintonia con lo stato d’animo.

 

Allora sì che veramente si può entrare nella loro storia, imparare da loro la voglia di individuare e inventare soluzioni a problemi apparentemente insormontabili, insomma proseguire il nostro percorso di miglioramento, attraverso canali e modalità del tutto inconsueti. Per dirci che

Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova la routine: è letale.

Fino ad ascoltare il nostro vecchio amico Albert Einstein, che nella sua saggezza affermava:

Amo viaggiare, odio arrivare.

 

Ebbene se faremo nostre anche queste brevi riflessioni, qualche conclusione in chiave coaching la potremo trarre:

  • avviciniamoci a ciò che ancora non conosciamo con umiltà, perchè questo ci permetterà di continuare a crescere
  • mettiamoci in gioco, perché soltanto così potremo migliorarci
  • non poniamo limiti al nostro cammino, affinché non crediamo mai di essere arrivati.

 

 

Buone vacanze a tutti. Vi ricordo le precedenti puntate di questi suggerimenti di travel coaching, a cavallo fra piacere e riflessione: Mont St. Michel, Siena, Mauritius, Milos. E arrivederci al prossimo viaggio di coaching.

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L’immagine fa parte della serie <Mongolfiere> di Marina Massaro, artista ideatrice di Wings & Walls.

 

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