Il coach del Leicester

Il coach del Leicester

Chi aveva mai sentito nominare il Leicester City, squadra di calcio inglese, prima della fatidica domenica 1° maggio 2016?

Esclusi gli appassionati, of course: nessuno. Nessuno parlava del Leicester, e non a caso il Corriere fa un articolo per spiegare come si pronuncia correttamente la parola.

Adesso invece ne parlano tutti: è la squadra che ha inaspettatamente vinto la Premier League qualificandosi campione d’Inghilterra. Ha vinto grazie ad un allenatore italiano, Ranieri, uno che  era stato esonerato dal grande Chelsea che lo aveva giudicato non abbastanza famoso e bravo per far vincere loro il campionato.

 

La storia è già leggendaria: solo l’anno scorso il Leicester evita di poco la retrocessione, rimanendo senza allenatore per una storia scandalistica in cui era rimasto coinvolto il figlio. Subentra Ranieri, romano e ultrasessantenne, che i bookmaker danno per esonerato in tempi brevissimi.

Ranieri non cambia la squadra, visto che non ci sono soldi. Non li paga di più, per lo stesso motivo. Non ha dalla sua il fascino del vincitore che ha Mourinho allenatore del Chelsea. Punta tutto su Jamie Vardy e Riyad Mahrez e sui loro compagni, che agli occhi dei più sono giocatori mediocri o sul viale del tramonto. Insomma: non ha la bacchetta magica e nemmeno risorse fresche da mettere in campo.

Si comporta da coach. Dà fiducia, li stimola, li fa volare. Costruisce il risultato un po’ alla volta, passo dopo passo. Gestendo tensione ed entusiasmo, fatica e speranza.

Porta i tifosi a sostenere la squadra come mai in passato. Imposta obiettivi, fa sognare, li fa vincere tutti insieme.

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