La fiducia è un’emozione fondamentale che permette di gestire la vulnerabilità nelle relazioni e nel contesto sociale. Cioè permette di svelare i propri punti deboli in quanto si attribuisce un significato di collaborazione e trasparenza ai comportamenti e alle parole dell’altro.
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Fiducia significa rilassarsi invece di stare all’erta cercando le trappole, utilizzare le energie per ascoltare l’altro con generosità reciproca. Sentirsi in una relazione accogliente anche se non necessariamente paritetica, percepire le difficoltà come sfide positive e non come ostacoli insormontabili.
Fidarsi è importante in tutte le professioni legate alla terapia, e conta molto anche con l’avvocato, il commercialista, il negoziante o fornitore in genere, il parrucchiere, ecc, -e non stiamo parlando dell’amicizia e della famiglia e della coppia.
Ma è addirittura il presupposto-chiave, quando l’unico materiale della relazione professionale è la parola, ovvero in una relazione di coaching o di psicoterapia o di counselling o di mentoring.
Abbiamo chiesto ad AI come si costruisce la fiducia
Ecco la risposta riportata integralmente.
“La fiducia si costruisce nel tempo, attraverso la coerenza tra parole e azioni, la comunicazione trasparente, l’affidabilità nel mantenere le promesse e l’empatia. Elementi chiave includono l’onestà, il rispetto reciproco, la competenza e la capacità di ammettere e rimediare agli errori. Si alimenta con gesti quotidiani, ascolto attivo e creando un ambiente sicuro.
Ecco i pilastri fondamentali per costruire la fiducia:
- Coerenza e Affidabilità: Mantenere la parola data e rispettare gli impegni assunti è cruciale per dimostrarsi affidabili.
- Comunicazione Aperta e Trasparenza: Condividere pensieri, emozioni e intenzioni in modo onesto, anche quando è difficile.
- Empatia e Rispetto: Ascoltare attivamente senza pregiudizi, mostrando interesse per le esperienze altrui e rispettando i confini.
- Competenza: Dimostrare di possedere le conoscenze e le abilità necessarie per svolgere i propri compiti.
- Gestione degli Errori: Riconoscere i propri sbagli e assumersi la responsabilità per rimediare.
- Tempo e Pazienza: La fiducia non è immediata, si costruisce a piccoli passi, specialmente se sono stati vissuti tradimenti in passato.”
Condividiamo pienamente questo elenco, che
- include aspetti di comunicazione/empatia ed altri di competenza/onestà,
- ma li colloca tutti nel tempo: coerenza fra parole e azioni, gestione dell’errore, rispetto degli impegni presi.
Eppure proprio il tempo manca in una relazione di coaching, che vuole essere efficace fin dal primo incontro, o di counseling che vuole rendere palpabile il supporto già dal primo connettersi.
Che fare allora?
Come costruire fiducia fin da subito, dal primo incontro, dalla prima mezz’ora dell’incontro?
Con parole e gesti che parlano alla testa e al cuore del coachee. Questi:
Trasparenza e riconoscimento
A livello neurobiologico, il rilascio di ossitocina facilita lo sviluppo di un atteggiamento emotivo di fiducia, inducendo a non difendersi. Il rilascio di ossitocina nel cervello è stimolato dalla presenza di comportamenti come la trasparenza e il riconoscimento, che segnalano al sistema nervoso che l’ambiente è cooperativo e sicuro.
Autenticità, logica ed empatia
Sono i tre pilastri del cosiddetto “Trust Triangle” di Harvard, sviluppato da Frances Frei. La cosa interessante è che se uno solo di questi elementi manca, crolla l’intera struttura della credibilità, rendendo impossibile la costruzione di un rapporto di fiducia.
Le due strade indicate convergono nell’indicare come contemporaneamente indispensabili
- azioni che parlano all’area cognitiva del coachee e lo rassicurano sulla competenza del coach, la sua serietà, la sua integrità. Per esempio farsi precedere da un curriculum di valore, assicurare che il rapporto di coaching include la riservatezza, far percepire come conseguibili gli obiettivi che si concordano, dimostrare (con la qualità delle domande che si fanno) che si padroneggia un metodo di lavoro, far capire che si conosce il contesto.
Attenzione: presentarsi autorevolmente è diverso da pavoneggiarsi, essere autoreferenziali e perdere tempo a parlare di se stessi.
- azioni che parlano alla sua emotività e lo rassicurano sul fatto che il coach agirà nel suo interesse. Per esempio andare velocemente al punto-chiave del suo problema, fargli percepire che è veramente lui il focus del lavoro da fare insieme, che il suo valore professionale e umano non è in discussione; gestire la relazione mettendo l’altro up, proporre step di miglioramento tagliati sul coachee, astenersi da un atteggiamento giudicante, mantenere una postura morbida.
Attenzione: essere accoglienti e facilitanti non deve diventare fare i piacioni eccessivamente gentili o peggio colludere.
