Tanti di noi sono cresciuti con l’idea che essere curiosi non fa parte delle buone maniere in società. Invece abbiamo capito che saremo pregiati per il nostro sapere e saper fare. Pertanto abbiamo messo a fuoco chiavi di lettura del mondo che stabiliscono una volta per tutte relazioni causali che consentono sicurezza e rapidità nel giudizio e l’azione, senza rimessa in discussione, potenzialmente generatrice di disagio e insicurezza, dei nostri presupposti.

 

Quando entriamo nell’universo del lavoro, che si focalizza sul risultato, ci sono assegnati gli ormai ben noti obiettivi di performance. Soffermiamoci un attimo sulle implicazioni del focus sulla performance. Se siamo ricompensati per quello che facciamo bene, manterremo le conoscenze utili a ottenere l’obiettivo e cercheremo di riprodurre il comportamento che ha portato alla performance richiesta. Niente ci porterà a fare altro, fare diversamente, migliorare o innovare, non saremo incentivati ad esplorare nuove possibilità che, per esempio, potrebbero consentire un vantaggio competitivo all’azienda.

 

Orbene sappiamo che un’organizzazione che non cresce muore.

L’abilità all’apprendimento del dipendente deve perciò essere considerata come indispensabile all’evoluzione dell’azienda e indissociabile dalla performance. Per incentivare l’apprendimento entra proprio in gioco la curiosità, non quella che ci hanno detto di non usare ma quella che appunto è una delle competenze fondamentali del coach, ossia la capacità di riconoscere a prescindere la ricchezza nello sconosciuto(sia una persona, sia una situazione, sia un’opinione).

La curiosità porta a fare delle domande che a loro volta suscitano curiosità da parte dell’altro e consentono di capire più in profondità il suo universo. Così facendo, non c’è posto per il giudizio. Proprio come fanno i coach. Ma la curiosità ce l’abbiamo tutti, e se la risvegliamo, può rivelarsi molto potente in tante situazioni.

Per te stesso/a, essere curioso/a di sapere cosa stai facendo, perché hai scelto di fare questo, e cos’altro potresti scegliere di fare, ti offre un ottimo strumento di riflessione e ti può portare a cambiamenti duraturi.

Nei momenti di tensione, quando non riesci a trovare un punto di incontro con altri, invece di provare a tutti i costi a dimostrare che hai ragione, puoi essere incuriosito/a dal perché le persone pensano e agiscono in modo diverso, creando uno spazio di condivisione e di arricchimento che apre la mente e porta a soluzioni creative accettate da tutti.

 

Quando, come manager, vuoi affermare che sei tu a sapere come fare o come risolvere le situazioni, tendi a imporre il proprio punto di vista basato sulla tua esperienza. Certamente, momentaneamente il problema sarà risolto; ma non avrai aiutato il tuo collaboratore ad essere più autonomo quando la stessa situazione si ripeterà, né avrai sostenuto la sua stima personale o lo sviluppo dell’organizzazione. Invece, se scegli di essere curioso di capire qual è la difficoltà precisa, cosa è già stato fatto per rimediare, quali sono le varie opzioni a disposizione, come la pensa questa persona… faciliteresti il suo processo di riflessione e di apprendimento, aiutando ad analizzare la situazione e a mettere a fuoco la propria soluzione.

 

La tua curiosità incoraggerà la curiosità dell’altro, sosterrà la sua autonomia e autostima, diventando così un modo potente per sostenere lo sviluppo delle persone nonché la loro soddisfazione del proprio lavoro e il loro coinvolgimento nell’organizzazione.

In situazione di conflittoutilizzare la curiosità rende possibile il dialogo. Quando si tratta di trovare insieme soluzioni condivise, la curiosità è uno strumento efficace per facilitare il processo collaborativo.

 

La curiosità fa delle meraviglie: “Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso” disse Albert Einstein.

E’ riconosciuta così rilevante che esiste ora un CQ, quoziente di curiosità!

E tu, come ti servi della curiosità? In che cosa ti aiuta? Quali sono gli effetti?

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Di Isabelle Alpi

Ingegnere e psicologa (lauree magistrali conseguite in università belghe). Coach riconosciuta dall’European Mentoring and Coaching Council (EMCC), specializzata nei temi della leadership e del management, della multiculturalità e del benessere al lavoro. Presidente fondatrice di EMCC Italia. Effettua interventi di coaching a livello internazionale (italiano, inglese e francese). Dopo un master in business management, ha lavorato per 10 anni in settori quali la formazione universitaria, la sanità, il settore energetico e la consulenza aziendale. Ha assunto ruoli di gestione e inquadramento, di change management, di consulenza interna in sviluppo organizzativo presso team di dirigenti, e di consulenza esterna in gestione del capitale umano. Ha collaborato in grandi strutture internazionali quali Suez (oggi ENGIE) e IBM. Fin dal 2008 opera come coach/consulente/formatrice freelance a favore di manager, dirigenti e imprenditori. Personale - www.coaching4im.com EMCC Italia - www.emccouncil.org/it LinkedIn personale - https://www.linkedin.com/in/isabellealpi/ LinkedIn pagina aziendale EMCC Italia - https://www.linkedin.com/company/5080142/ LinkedIn gruppo EMCC Italia - https://www.linkedin.com/groups/8581538 Facebook personale - https://www.facebook.com/isabelle.alpi Twitter personale - @Isabelle_Alpi Twitter EMCC Italia - @ EMCCItalia