Provate a rispondere prima di continuare a leggere: vi viene in mente una persona, un amico, un club, un gruppo di colleghi? O un computer, un sito internet, un’app, una chat?

Sono tutti concetti e termini che dovrebbero rimandare a componenti naturali e vitali. Invece oggi sono diventate definizioni ad uso e consumo del mondo virtuale.

Non si fa riferimento alla cerchia reale delle relazioni. Amici, per esempio, sono definiti i contatti creati nei social network: generando un’incessabile confusione e precarietà nella percezione soggettiva di sé, e di sé in rapporto con il mondo.

Rete: bizzarro pensare che nell’era 4.0 la rete non sia necessariamente generata dell’intersezione di relazioni e rapporti, bensì da icone e collegamenti virtuali totalmente illusori ed effimeri.

Siamo nell’era 4.0 così definita dalla tecnologia e dall’innovazione scientifica; internet pervade ormai il nostro quotidiano, ci accompagna nella nostra vita, ci affidiamo a quest’oracolo virtuale più che alle nostre conoscenze dirette generando senz’altro molteplici opportunità di connessione, ma anche altrettanto di isolamento.

I nostri figli hanno abilità informatiche quasi innate, e probabilmente di gran lunga preferiscono un’appagante relazione con lo smartphone alla più complessa, altalenante e variabile relazione con l’altro.

Veniamo continuamente coccolati e rassicurati dal web: abbiamo un dubbio? una curiosità? La risposta immediata, precisa e corretta ce la regala la rete! Ovvero internet, non la rete delle conoscenze, l’amico esperto, lo zio saccente, il compagno di scuola con il pallino di quella materia.

 

Anche la nostra vita ludica si trasforma: perché svolgere attività all’aperto, insieme ad altri sconosciuti e non, quando posso regalarmi la convinzione di divertirmi on line con l’amico di una vita?

E’ come se ci si avviasse ad un lento, quasi impercettibile e inarrestabile processo di regressione individuale e sociale: siamo sempre più insofferenti nella condivisione degli spazi fisici: più intolleranti alla vicinanza/fumo/odori/rumori/… ovvero a tutto quello che produce la vicinanza di un altro essere.

Il collettivo è diventato una campagna on line, in cui i punti di riferimenti sono solo nel nostro immaginario.

Pare che si tragga più soddisfazione nell’etere: ci seduce e ci assuefa nel rapporto egosintonico tra noi e il virtuale, ma nel contempo ci restituisce solo un’assoluta indifferenza pervasiva e annientante che ci condiziona anche nei nostri rapporti intimi, familiari e sociali.

 

La scienza intanto ci fa sapere che esistono protocolli di allenamento per insegnare a provare compassione: per le persone, naturalmente, e questo grazie a test e tecniche innovative vitali. Questo significa che dobbiamo esercitarci per esprimere quello che nel principio della naturalità delle abilità relazionali dovrebbe essere il sentimento più automatico da provare!

All’interno di questo scenario invadente e talvolta irriverente, con una vita virtuale spesso più ricca e curata di quella reale, come può il coach intervenire? traendo beneficio da questo sistema e non accettando passivamente queste ambivalenze relazionali?

Innanzitutto è fondamentale per il coach utilizzare questi strumenti. La conoscenza aiuta a superare la paura e la diffidenza: è utile considerare le possibili distorsioni del web, ma anche le sue potenzialità.

Il coach attento può diventare davvero molto abile e innovativo nel progettare il percorso di sviluppo per il suo coachee avvalendosi degli strumenti che ci offre la rete anche sfruttando l’appeal che questa crea.

Il web ci mette a disposizione strumenti sempre nuovi che possono integrare ma mai sostituire le nostre abilità e fornire tecniche innovative per motivare i nostri coachee a sperimentare e allenare le abilità manageriali.

Si pensi, per esempio, alla vasta offerta di corsi accreditati da poli universitari di prestigio che consentono di acquisire conoscenze, competenze specifiche certificate ottimizzando tempi e costi.

Piattaforme di conoscenza a cui è accessibile accedere ovunque, attraverso un pc o uno smartphone, i Mooc, e nei prossimi anni, magari, costituiranno lo zoccolo duro dell’istruzione e dell’aggiornamento dei professionisti.

Alcuni esempi di queste piattaforme per l’apprendimento e-learning sono: Coursera, Udacity, EdX, IversityPer il coach sono uno strumento prezioso sia per il proprio aggiornamento professionale, ma anche per arricchire il percorso del coachee.

Attraverso questi nuovi strumenti il coach può orientare i suoi coachee a impegnarsi nell’apprendimento continuo in modo più snello, pratico e completo, creando sempre più una maggiore responsabilizzazione verso il proprio sviluppo, nell’aumento della percezione personale di efficacia e un progressivo consolidamento delle proprie skills.

Il coach può utilizzare la rete per aumentare e rinnovare i propri strumenti e per aggiornare la modalità di lavoro utilizzata.

Può inserirsi in reti e creare contatti utili per allargare il proprio networking professionale.

Può pensare di costruire blog e di gestire percorsi di coaching a distanza.

Diventare padroni della rete e consumatori dell’etere può diventare un approccio assai utile e con tante sfaccettature ludiche e innovative e conoscerne le criticità ci farà diventare professionisti sempre più consapevoli.

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Di Sara Di Giamberardino

Psicologa psicoterapeuta adleriana, lavora presso ATM di Milano dal 2005 nella Direzione Formazione Selezione Sviluppo e Organizzazione. Si occupa in particolare di progettare ed erogare interventi di formazione relazionale/ manageriale e di selezione delle figure professionali ricercate per i diversi ruoli aziendali. Collabora come volontaria con Dimensione Animale di Rho.