La leadership è uno dei temi di coaching più frequenti, e su cui appare più difficile allenarsi. Invece Giorgio Gorli ci dice che si può! in un suo articolo apparso su Brain Cooperation.

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La forza della leadership sta nella capacità di configurare per ogni cosa una forte immagine del punto di arrivo. Solo l’aver prima dentro di noi questa immagine ci consente poi di comunicarla agli altri. Non si tratta solo di sapere qual è l’obiettivo, ma di avere di questo obiettivo una visione ricca di significato e un sentimento collegato al valore che esso ha per noi. L’ideazione della visione richiede investimento personale, richiede tempo e volontà.

È un’attività a volte faticosa che deve fare i conti con la fretta, con le trappole della semplificazione, con la presunzione, con l’abitudine. Lavorare con il risultato in mente si basa sul principio che tutte le cose sono create due volte; una prima creazione è nella nostra mente e nel cuore, l’altra nelle nostra mani. La prima precede la seconda. Usando le parole di R. Covey: “è incredibilmente facile rimanere presi nella trappola di attività sbagliate, fine a se stesse, e di lavorare duramente per arrampicarsi sulla scala del successo solo per scoprire poi che poggia sul muro sbagliato. È possibile essere anche molto attivi, senza essere efficaci”.
Le capacità, da tutti possedute, che ci possono aiutare ad elaborare la nostra visione sono l’immaginazione e la coscienza.
Con l’immaginazione possiamo visualizzare i nostri obiettivi, arricchendo l’analisi razionale con il contributo della parte emotiva della nostra mente. L’immaginazione pesca nella parte più profonda della nostra esperienza (nella memoria emotiva) e porta alla luce dati e informazioni che la razionalità non può produrre, mobilita emozioni che attivano la motivazione e la volontà ad agire.

È nota la descrizione che il famoso alpinista Messner fece della sua preparazione prima di una difficile cima. Spiegò come per mesi dedicasse molto tempo ad immaginarsi sulla vetta e che questo caricasse continuamente la sua motivazione. Descrisse come passasse diverse ore ogni giorno a vedere con l’immaginazione i passaggi sulla parete, a sentire le difficoltà e come questo consentisse di trovare soluzioni tecniche nuove ai problemi da affrontare.
Lo stesso fanno gli sportivi quando si allenano e si preparano alla performance. Gli studi di neurofisiologia hanno dimostrato che i centri del cervello che si attivano con l’immaginazione sono strettamente connessi a quelli motori, dell’azione e della decisione. Immaginare stimola e prepara all’azione.
La coscienza ci mette in contatto con ciò che più conta per noi, con le nostre linee guida, con la percezione delle nostre possibilità (talenti e limiti) e ci permette di vedere e arricchire, da un altro punto di vista, i nostri obiettivi. La coscienza ci permette di dare uno sguardo all’esterno e di valutare quanto e in che modo la nostra visione si colleghi e risuoni con le aspettative e i bisogni dei nostri interlocutori.
Una volta dentro di noi, il punto di arrivo, l’obiettivo, deve essere comunicato agli altri. Pur essendo un presupposto, la forza dell’obiettivo è una condizione a volte non sufficiente.

Nelle ricerche citate un tratto comune nei leader esaminati era la capacità di comunicare in modo appassionante, cioè di comunicare attraverso le emozioni. L’intelligenza emotiva è una forma di intelligenza umana. La maggiore conoscenza del funzionamento del nostro cervello, cresciuta soprattutto negli ultimi anni, ha mostrato come noi possediamo più forme di intelligenza, coordinate tra loro ma con sedi e specializzazioni precise e funzionali. Intelligenza logica, musicale, corporea, linguistica, artistica, spaziale, emotiva, sono modalità specifiche di funzionamento del nostro cervello che possono essere educate e sviluppate e che nell’insieme forniscono la ricchezza complessiva della persona. La neurofisiologia moderna ha fatto luce su molti aspetti del funzionamento del cervello umano e del ruolo delle emozioni nel determinare il nostro comportamento.
Come ogni forma di intelligenza, anche quella emotiva è sviluppabile. E le aziende che hanno a cuore lo sviluppo del potenziale manageriale delle proprie persone, sanno quanto sia importante lavorare su questa dimensione. Motivazione, consapevolezza e allenamento sono, come per altre intelligenze, le condizioni per lo sviluppo. Un approccio interessante sul tema dello sviluppo è quello che parte dalla definizione di modelli di competenze dell’Intelligenza Emotiva.

 

Per approfondire leggi G. Gorli “Immaginazione e coscienza“

 

 

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Di Brain Cooperation

centro studi per lo sviluppo dei contesti organizzativi l’Associazione svolge attività di studio e ricerca, di formazione e informazione, di promozione e diffusione della cultura organizzativa socio-tecnica. In particolare intende sostenere la riflessione sullo sviluppo di contesti lavorativi “capaci” di abilitare le persone, e riportare l’attenzione sull’organizzazione come cultura, come disciplina, come competenza fondativa del ruolo manageriale. La community professionale è costituita da docenti, ricercatori, consulenti, dirigenti e professional che operano in imprese, enti, o istituzioni educative ed impegnati, nello svolgimento delle proprie responsabilità, ad attivare processi di sviluppo della cultura manageriale, di innovazione organizzativa, di condivisione di conoscenze, e crescita delle risorse umane. braincooperation.it