La metamorfosi di carriera è intesa come la trasformazione continua e intenzionale del proprio percorso professionale, delle proprie competenze e dei propri obiettivi.

Sia che si tratti di svolte radicali di carriera o più semplicemente di promozioni di ruolo nella stessa organizzazione, entrambi questi esempi implicano l’evoluzione di un individuo verso nuovi equilibri, anche interiori. 

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Visita alla mostra 

Nel pomeriggio di quella giornata Emma si era unita al gruppo di persone raccolte intorno alla guida che le avrebbe accompagnate nella visita alla mostra d’arte. 

Aveva prenotato la visita guidata qualche settimana prima e ora si trovava all’ingresso del percorso museale, all’interno del Palazzo Reale di Milano. Una volta completato l’appello delle persone che avevano prenotato e distribuiti gli auricolari collegati al suo microfono, la guida aveva cominciato a dare le prime informazioni di base riguardanti l’autore delle opere che da lì a poco avrebbero visionato. 

Si trattava della mostra dedicata a Pablo Picasso, la cui vita era stata la storia di un talento che non si era mai accontentato, che non aveva mai smesso di imparare, che non si era mai stancato di crescere e cambiare. Una trasformazione continua la sua, che lo aveva portato a mettere in discussione luoghi comuni e modelli artistici, per approdare a qualcosa di nuovo e mai visto prima. 

Emma aveva deciso di visitare la mostra d’arte per varie ragioni: la prima era relativa al fatto che questa aveva ottenuto ottime recensioni sui media, la seconda era dovuta al suo desiderio di approfondire il percorso artistico di un autore che una volta raggiunto il successo, anziché adagiarsi sul filone artistico che lo aveva reso famoso, aveva avuto la rara capacità di continuare ad evolvere e cambiare. 

Picasso lo aveva fatto non cancellando il passato e i suoi modelli, non negando ciò che era stato: al contrario, facendone tesoro e rendendoli punto di partenza per creare qualcosa di diverso, di completamente nuovo. 

Non a caso molti esperti associano allo sviluppo creativo di Picasso, a partire dal 1925 e fino alla fine della sua vita, la definizione di “metamorfosi“(*), intesa sì come cambiamento/trasformazione, ma il cui risultato finale contiene in sé le forme e il significato dell’idea iniziale. 

Non a caso anche Emma era in procinto di affrontare una metamorfosi lavorativa e ciò la faceva sentire in sintonia con il vissuto del maestro. 

La promozione a nuovo ruolo: riflessioni 

Le era stato infatti comunicato che avrebbe avuto una promozione verso la posizione di team leader nel giro di pochi mesi e ciò l’aveva subito riempita di soddisfazione. Avrebbe infatti occupato la posizione del suo attuale capo (destinato ad altra sede), diventando quindi la responsabile del team con il quale stava collaborando. 

Di fatto, fare carriera e ricoprire incarichi di responsabilità è l’obiettivo di molti. Non solo per il compenso economico, ma anche per il riconoscimento che questo comporta. Solitamente una promozione rappresenta infatti la prova tangibile che si è lavorato bene e che l’impegno profuso è stato riconosciuto e ripagato. 

Un avanzamento di carriera è comunque un momento di cambiamento, trattandosi di dire addio a un ordine prestabilito per evolvere verso un rinnovato equilibrio, anche interiore. 

Emma era conscia che il passaggio al nuovo ruolo sarebbe stato comunque un momento molto delicato per lei e per il team che doveva guidare. Un percorso non facile, soprattutto se si appartiene alla schiera dei tradizionalisti  e si fatica a rivedere o mettere in discussione certi punti fermi della propria vita. 

Quando pensava al suo prossimo futuro Emma sentiva crescere dentro di sé una certa apprensione perché si immaginava che una volta insediata nella nuova posizione avrebbe avuto addosso gli occhi di chi prima sedeva accanto a lei, come pure quelli degli altri pari grado, che avrebbero sicuramente scrutato le sue mosse per capire se veramente lei valesse la promozione al suo nuovo incarico. 

Inoltre, un ruolo di maggior rilievo nell’organizzazione avrebbe comportato un numero più alto di responsabilità e ciò non portava di certo a una riduzione del carico degli impegni, al contrario. Avrebbe molto probabilmente dovuto dedicare al lavoro molte ore in più, perlomeno all’inizio o almeno fino al momento in cui non fosse stata in grado di delegare qualche sua attività. 

Senza contare che avrebbe anche dovuto impegnarsi per migliorare le competenze pratiche e teoriche (hard e soft skills) necessarie per svolgere al meglio il ruolo che le era stato proposto. 

Insomma, se da una parte la comunicazione della sua promozione le aveva subito procurato una grande felicità e migliorato l’autostima, dall’altra una sua più accurata riflessione riguardante il futuro aveva messo in luce anche la possibile insorgenza di alcuni disagi  che avrebbero potuto condizionare la sua vita (privata e lavorativa). 

Emma era anche consapevole che con il suo passaggio da collaboratrice a capo del gruppo di lavoro in cui svolgere le sue attività, sarebbero dovute cambiare tante cose e non era solo una questione di responsabilità e competenze specifiche. Sarebbero inevitabilmente dovute cambiare anche le relazioni tra lei e le altre persone (all’interno e all’esterno del team). 

Coincidenze, sincronicità, intenzioni di cambiamento 

Per tutti questi motivi, in quel periodo Emma stava sperimentando stati d’animo contrastanti, a volte positivi a volte meno. 

Quando rifletteva sui risultati ottenuti al lavoro fino a quel momento, sentiva una intima soddisfazione e ciò le infondeva fiducia per il futuro, ma in altri momenti i dubbi che facevano capolino nella sua mente le inducevano uno stato di inquietudine. 

Una volta terminata la visita alla mostra di Picasso, Emma si era sentita l’animo più leggero, come se avesse beneficiato di un toccasana  atto a rendere i suoi pensieri più positivi. 

Infatti, il messaggio metamorfico che scaturiva dal percorso artistico del pittore invitava un osservatore attento a non avere paura di innovare/ trasformare/ cambiare, esortandolo ad evolvere senza mai dimenticare quali siano gli elementi di partenza su cui far leva per attuare il rinnovamento. 

Di fatto, il contenuto di questo messaggio e le riflessioni di quel periodo sulla possibile evoluzione di carriera le erano sembrate avere una sorprendente coincidenza  e ciò le aveva suscitato un’emozione positiva, rinfrancandola nell’intenzione di accettare l’opportunità  che le era stata proposta. 

In effetti, coincidenze e sincronicità (**) di eventi possono offrirci conforto o spingerci a fare scelte importanti. Possono infatti portare messaggi che svelano una nuova opportunità o che ci danno la fiducia necessaria per affrontare nuove sfide. 

Nel caso di Emma, ciò era valso a rinforzare l’intenzione  di realizzare il suo obiettivo, vale a dire assumere maggiori responsabilità in un settore per lei interessante. Occorreva ora farsi trovare pronta all’appuntamento perché in ogni evoluzione i primi passi da compiere sono sempre i più importanti. 

I primi passi nel nuovo ruolo 

Era quindi fondamentale dedicare tempo ed energie per stabilire come voleva che funzionasse il suo team, oltre a ciò che doveva conseguire. 

Dunque, il primo passo sarebbe stato quello di conoscere in modo più approfondito i membri del team e di incoraggiarli a conoscersi meglio tra loro. 

Era altresì importante usare le interazioni iniziali con i collaboratori/ le collaboratrici come un’opportunità per spiegare loro quali fossero le sue priorità e come avrebbe valutato le prestazioni del team, individualmente e collettivamente. Riteneva tutto ciò necessario affinché i collaboratori potessero capire come sarebbero stati valutati e cosa ci si aspettava da loro. 

Occorreva anche spiegare in dettaglio come avrebbe voluto che la squadra lavorasse. Ad esempio come avrebbero dovuto essere gestite le riunioni, i modi migliori per chiedere aiuto ai colleghi o quanto velocemente rispondere alle email. 

Inoltre, c’era da chiarire/ribadire su cosa stava lavorando il team e il modo più appropriato di operare per raggiungere gli obiettivi prefissati. 

Le sarebbe anche piaciuto individuare un ostacolo, un reclamo, un problema di lavoro, facilmente risolvibile con l’aiuto del team, per dimostrare quanto prima ai collaboratori di saper ascoltare e portare a termine le cose. 

 

Perciò qualche giorno dopo, in un momento di tranquillità, Emma prese un foglio di carta e scrisse che cosa le sembrava giusto fare e non fare, non appena avesse ricoperto il nuovo ruolo. 

Fare: 

  • Pianificare meeting individuali allo scopo di sviluppare una migliore conoscenza e fiducia reciproca. Ad esempio:
    • Chiedere informazioni per conoscere meglio i membri del team e avere maggiori indicazioni sulle loro conoscenze e competenze specifiche e soprattutto scoprire cosa è importante per loro. 
    • Dare informazioni. Ad esempio sulla mia storia lavorativa, i miei principi, le mie priorità e sottolineare la missione dei progetti in corso e quanto essi sono importanti. 
    • Mettere in chiaro le aspettative reciproche e ricercare il coinvolgimento. 
    • Raccogliere feedback per promuovere l’apprendimento e lo sviluppo delle competenze, in modo che ciascun individuo possa contribuire al successo collettivo (valutare in seguito un eventuale evento di teambuilding per migliorare l’integrazione tra i componenti del team).
  • Riunire il team ed esplicitare chiaramente le implicazioni dovute al cambiamento. Ad esempio:
    • Le nuove responsabilità: evidenziare (con tono calmo e tranquillizzante) quali sono le mie nuove responsabilità dal momento in cui ricoprirò il ruolo di team leader. Tra queste vi è anche quella di formare adeguatamente la persona che occuperà il posto che lascerò vacante per assumere il ruolo di team leader.
    • Gli obiettivi: sottolineare quali sono gli obiettivi del team riferiti ai progetti in corso e i vantaggi che i singoli possono trarre dal conseguimento degli stessi .
    • I valori, le regole e i compiti: ribadire quali sono i valori e le regole da rispettare perché ciascun collaboratore / ciascuna collaboratrice possa interpretare al meglio il proprio ruolo ed eseguire i propri compiti in modo eccellente.
    • Il modello decisionale: chiarire il modello decisionale, vale a dire chi prende le decisioni e come gli altri saranno coinvolti.
  • Identificare le opportunità che consentano di implementare miglioramenti rapidi (ovvero quick wins), conseguibili con un minimo sforzo e risorse. Inoltre, individuare e risolvere ostacoli- controversie-rimostranze. 
  • Apprendere e sviluppare continuamente le mie capacità di leadership e gestione, nonché le relative competenze, impegnandomi sempre a dare il meglio di me. 

Non Fare: 

Risulta importante evitare sin da subito alcune cose. Ad esempio: 

Continuare a comportarmi allo stesso modo di prima. Occorre ad esempio dire basta a: 

– Parlare di lavoro a mensa in presenza dei collaboratori / delle collaboratrici 

– Incontrare alcuni collaboratori / alcune collaboratrici dopo il lavoro per l’aperitivo o cena (o tutti o nessuno). 

– Fare battute al caffè riconducibili all’ambito lavorativo. 

Farmi coinvolgere in pettegolezzi e in conversazioni/sfoghi che vertano su informazioni (più o meno attendibili o verificate) e giudizi in riferimento al comportamento di altri colleghi. 

Agire comportamenti che possano essere considerati dei favoritismi  nei confronti di membri del team o di altre persone o giudicati incoerenti perché viziati da frequenti cambiamenti nelle direttive e nelle regole, senza una chiara giustificazione degli stessi. 

Presumere che tutti i membri del team abbiano familiarità con il modo in cui io e gli altri colleghi lavoriamo. 

Avere paura di comunicare spesso, soprattutto all’inizio. 

Stabilire gli obiettivi del team senza discuterli con coloro che ne sono coinvolti. 

Ignorare i feedback del team. 

In conclusione 

In natura, un esempio di metamorfosi è rappresentato dal baco da seta che deve trasformarsi in una crisalide prima di diventare finalmente una farfalla. Ebbene, anche il nostro percorso professionale è un costante processo di metamorfosi. 

Infatti, la realtà ci insegna che per realizzare ciò che veramente desideriamo, è necessaria una fase di crescita/trasformazione che faccia tesoro delle lezioni imparate in ogni periodo della nostra vita. 

In ogni caso, la decisione di intraprendere il viaggio di trasformazione professionale (grande o piccola che sia) è sempre una scelta rilevante e impegnativa che richiede autoriflessione, coraggio, motivazione, organizzazione e pianificazione. 

Ovviamente il percorso di trasformazione non può risolversi positivamente se non si ha fiducia nel proprio potenziale e soprattutto se preventivamente non si sono date risposte esaustive alle quattro domande che stanno alla base di ogni cambiamento: Cosa voglio? – Perché lo voglio? – Qual è il prezzo? – Lo voglio pagare? 

Emma lo aveva fatto, dando così corpo alla sua motivazione al cambiamento, alla sua professionalità e alla sua coerenza. 

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(*) Un esempio di metamorfosi nell’arte di Picasso è il quadro “La donna fiore”. Dipinta nel maggio del ’46, avrebbe dovuto essere un ritratto di Françoise Gilot. Invece, nel corso del lavoro, il corpo femminile si è trasformato in un sottile stelo, che sostiene, all’altezza dei seni, due semi, e, in vetta, una testa-girasole aureolata di petali. Il quadro è una rappresentazione metamorfica della realtà, del passaggio di una cosa nell’altra, di una forma in un’altra forma, che è parte integrante, appunto, del percorso artistico di Picasso. In genere, nei quadri, tale processo di metamorfosi è difficile da distinguere, perché è assorbito nel risultato finale, ma si tratta di un processo che, a cominciare soprattutto dal ‘25, è sempre presente. A questo proposito Picasso affermava: «E dire che non ho mai potuto fare un quadro! Comincio con un’idea e poi diventa un’altra cosa» 

(**) Sincronicità: concetto introdotto dallo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung nel 1950 per descrivere il processo di connessione fra eventi oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo e tra i quali, pur in assenza di alcun legame apparente, sussiste una evidente e precisa comunanza di significato. 

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L’immagine di copertina è uno scatto dell’autore, che mostra la firma di Picasso riprodotta in occasione della mostra “Picasso. La metamorfosi della figura” al MUDEC di Milano, primavera 2024

Di Vessillo Gianni Valentinis

Laureato in Ingegneria al Politecnico di Milano, ha percorso la sua carriera nell’ambito di società multinazionali, ricoprendo vari ruoli dirigenziali e acquisendo una profonda conoscenza delle necessità del business, del suo sviluppo e della gestione d'impresa. I suoi attuali interessi sono rivolti allo sviluppo individuale e organizzativo e alle dinamiche di innovazione nelle organizzazioni, temi su cui ha svolto attività di consulenza e docenza. Ha pubblicato “Alla ricerca dell’eccellenza comportamentale” con A. Mandruzzato, Ed. Franco Angeli, 2014; “La strada per l’eccellenza” con A. Mandruzzato, Ed. Etabeta, 2022.