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Il tema è di quelli che danno corpo e valore ad un intervento di coaching o ad un percorso di formazione: come gestire gli errori, propri e dei collaboratori?

Un recente blog attivato dalla piattaforma “Coursera” all’interno di un corso manageriale online dell’Università Bocconi dimostra, se mai ve ne fosse bisogno, che la gestione degli errori in molte aziende è ben lungi dall’essere ottimale.

Joana dal Portogallo, ad esempio, afferma che nella sua esperienza professionale ha notato che nelle aziende interessa soprattutto la caccia al colpevole, mentre Maria dalla Russia racconta che i manager spesso presumono di sapere tutto ma dedicano poco tempo al dialogo ed al passaggio di competenze ai loro collaboratori, contribuendo in questo modo ad un incremento degli errori da parte degli impiegati. Ancora diversa l’esperienza di Hilary, irlandese che lavora in Francia: anche nel suo vissuto gli errori in azienda sono visti negativamente, e questo viene da lei ricollegato ad un clima avverso all’errore che i giovani sperimentano già nel contesto scolastico. Solo Eleonora, francese che vive e lavora negli USA, sottolinea come nelle aziende di questo paese l’errore sia spesso visto come un’opportunità.

Inutile dire che anche in molte aziende italiane l’errore si trasforma spesso in colpa e che, come giustamente notava Hilary, anche nelle scuole – fatte salve alcune lodevoli eccezioni – l’errore acquisisce da subito una veste del tutto negativa.

Certo, l’idraulico che non esegue a regola d’arte la riparazione del rubinetto del nostro bagno, il taxista che inavvertitamente passa con il semaforo rosso o ancora peggio il chirurgo che non attua correttamente un intervento in sala operatoria commettono errori davvero poco raccomandabili e potenzialmente rischiosi. Tuttavia, al di là di ogni eventuale conseguenza di carattere civilistico o penalistico, ciò che appare sempre interessante da verificare è qual è il comportamento del management di un’organizzazione (e di conseguenza del personale operativo) di fronte ad un errore.  Due, in estrema sintesi, le possibili strade:

  • da una parte la colpevolizzazione, che genera nei collaboratori la tendenza a negare l’errore, a non riconoscerlo e ad imputarlo a fattori estranei (alibi). Conseguenze: rischio concreto di riprodurre lo stesso errore, demotivazione, scarsa collaborazione, calo della proattività, peggioramento del clima aziendale…
  • dall’altra il riconoscimento dell’errore in un contesto caratterizzato da condivisione e da un positivo scambio di feedback, l’attivazione di un percorso di elaborazione che porta alla comprensione delle dinamiche che hanno generato l’errore per individuare opportuni antidoti. Conseguenze: maggiore collaborazione, maggiore propensione all’innovazione, più efficienza ed efficacia dell’intero team, migliore clima lavorativo.

Una provocazione (ma neanche troppo): perché non inserire nei curricula una piccola sezione dedicata agli errori commessi e a come li abbiamo gestiti? Sarebbe un primo piccolo segnale di svolta verso la creazione di una vera e propria cultura dell’errore, quanto mai necessaria ed urgente.

 

 

photo by Chuttersnap

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Di Attilio Leoni

Opera attualmente come manager in ambito commerciale presso l'Azienda Trasporti Milanesi Spa dopo aver maturato una lunga esperienza come responsabile della formazione e più di recente nelle Operations. In precedenza è stato responsabile della selezione e dello sviluppo, si è occupato di gestione del personale e di comunicazione interna. Ha curato nel 2015 con M.E. Salati la pubblicazione del libro "Neuroscienze e Management" e nel 2021 del libro "Neuroscienze e sviluppo (del) personale", scrive inoltre articoli di management su periodici e siti online. In collaborazione con l'Istituto Francese di Archeologia Orientale del Cairo e con l'Università Statale di Milano ha svolto attività di archeologo e papirologo.