Non c’è dubbio che i futuri leader avranno sempre più bisogno di coaching. Con un contesto sempre più complesso,  si rivolgeranno sempre più spesso a qualcuno che sia in grado di aiutarli a interpretarlo e a capire come agire.

Lo dichiara Ram Charan nel quadro di un articolo di Harward Business Review  dove 5 esperti commentano una ricerca basata su 140 executive coach, abbastanza importanti da essere definiti eminenze grigie, moderni Richelieu. L’articolo si intitola What can coaches do for you ed è del 2009. Ma è tuttora di grande attualità, e viene continuamente  citato in molti blog sul coaching.

Perché spazia dal compenso medio (500$/ora, ma può arrivare fino a 3500$) alle ragioni per cui un’impresa paga dei coach (prima fra tutte la gestione di fasi di transizione), si chiede che cosa fanno i coach per meritarsi tutto questo, quanto vengono coinvolti in faccende personali più che professionali (ebbene sì, capita), quanto dura il percorso,  come si sceglie il coach stesso (per empatia, soprattutto!) e se davvero rende per quanto lo si paga. Dove quest’ultimo punto rimane nel vago, visto che meno di 1/4 degli intervistati hanno dichiarato di fornire dati quantitativi sui risultati all’azienda cliente.

Si parla anche del rischio di dipendenza dal coach, e del conflitto di interessi del coach: dove da un lato è interessato ad ampliare e consolidare il proprio business, e dall’altro viene pagato per rendere autonomo il suo coachee…

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