In questi ultimi anni io e la mia collega Lucilla abbiamo incontrato molte persone a cui abbiamo fatto coaching: ragazzi che dovevano scegliere il loro percorso scolastico o lavorativo, manager alla ricerca di un modo di comunicare efficace, team speranzosi di trovare un’alchimia per collaborare, … tutte persone in viaggio per scoprire le infinite possibilità.

La prima esperienza che facciamo vivere in questo viaggio è un assessment cognitivo che va a mappare le preferenze di pensiero del nostro cervello: NBI™ (Neethling Brain Instruments).

Come si svolge l’NBI™?

È un assessment on line della durata di 15 minuti, non ci sono risposte giuste o sbagliate, l’importante è rispondere alle domande sinceramente e velocemente.

Cosa misura l’NBI™?

Il nostro cervello è diviso in varie aree connesse fra loro, con diverse funzionalità. Per semplificare, il test analizza quattro aree (quadranti) del cervello per identificare le nostre preferenze di pensiero, cioè come istintivamente ci approcciamo alla vita, ai problemi, agli altri, al lavoro, … come scegliamo e decidiamo.

Lo strumento non misura l’abilità o la capacità di un individuo, anche se spesso finiamo per essere più abili nelle cose che preferiamo. Sinteticamente, i quadranti definiscono se preferiamo un approccio maggiormente razionale, emotivo, creativo o pianificato.

 

Qual è il quadrante migliore? Quello in cui tutti vorrebbero rispecchiarsi?

Non c’è un quadrante migliore o peggiore degli altri, ci sono combinazioni che possono essere modificate per affrontare più efficacemente diverse situazioni e relazioni personali.

 

A cosa mi serve conoscere il mio profilo cognitivo?

Gli ambiti di utilizzo dell’NBI™ sono molteplici, possiamo utilizzarlo per gli individui, per i team e per le organizzazioni/aziende.

Per esempio in un team ci aiuta a capire come possiamo utilizzare i diversi stili di comunicazione, leadership, approccio alla risoluzione di problemi, per rendere più efficiente ed efficace (aggiungerei anche armonioso) il lavoro di gruppo. All’interno di un’organizzazione, per esempio, per decidere eventuali cambi di ruolo e/o mansioni.

Per gli individui è un buon metodo per comprendere meglio alcuni processi cognitivi che sfociano in diversi pensieri, comportamenti ed emozioni. Direi che è un buon supporto per sviluppare le nostre e altrui potenzialità.

 

Qual è il ruolo del coach?

Dopo aver svolto il test, il soggetto parteciperà a 1 sessione di coaching con un coach certificato NBI™[1]. Il coach sarà una guida per:

  • interpretare il risultato del test;
  • aiutare il soggetto a comprendere le preferenze di pensiero e le potenzialità che ne derivano;
  • supportare nello sviluppo di diverse abilità e soft skills;
  • portare l’individuo ad esplorare nuovi modi di relazionarsi, di problem solving, di comunicazione, …;
  • condividere nuove idee.

L’NBI™ grazie alla mappatura del nostro modo di pensare vi farà scoprire cosa vi fa stare meglio, sia in ambito lavorativo che personale.

 

Se volete scoprire il vostro profilo cognitivo e vivere questa esperienza potete contattarmi alle mail: chiarac@careerpaths.it oppure dott.corti@outlook.com

 

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[1] Per certificarsi NBI™ potete rivolgervi alla società Career Paths unico partner italiano del professor Neethling (chiarac@careerpaths.it o lucillat@careerpaths.it)

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Di Chiara Corti

Psicologa, Master in psicologia Strategica. Senior Recruiter e Talent Acquisition Specialist. Supporta le aziende nella ricerca "custom" dei migliori candidati. Consulente HR in progetti di formazione, psycoaching e mappatura delle competenze. Ha pubblicato "On the latent structure of self-esteem as measured by the Italian translation of the self-liking and self-competence scale - revised (SLCS-R)" con Carraro, Zogmaister, Arcuri e Pastore sulla rivista Psicologia Sociale.