Con una metafora, o μεταφορά, ti trasporto altrove per poi farti tornare dove eri prima, ma arricchito dai significati e dall’evocazione del  posto virtuale in cui ti ho condotto. E’ una figura retorica potente, che accompagna la nostra storia. Cominciando con la Bibbia dove il frutto dell’albero della conoscenza rovina Eva e Adamo, passando per la letteratura a partire dall’Odissea di Omero, fino alla politica odierna, dove Matteo Renzi -nel suo primo discorso a Strasburgo  come Presidente di turno dell’Unione Europea- esclama “Cosa vedremmo se l’Europa si facesse un selfie? L’immagine della rassegnazione“. Una bella metafora, sì, questa del selfie, più efficace di tante descrizioni e tanti dati statistici.

Usare le metafore nel coaching? Perché no? Il coach le può proporre nel dialogo, per far intravvedere altri mondi dove altre soluzioni sono a portata di mano, e magari possiamo appropriarcene riportandole nel nostro. Si parla di montagna da scalare, di orizzonte a cui tendere, di territorio da esplorare, di groviglio di nodi da sciogliere. Oltre che usarle come immagini motivanti, utilizzarle come metafore consente di arricchire gli spunti disponibili.

Se penso alla montagna mi vengono in mente le corde e i ganci, e posso chiedermi quali sono le mie corde e i miei ganci, se ne ho abbastanza, se qualcuno me li può prestare e magari addirittura portare fin qui, o se per caso ne ho rotto qualcuno. Se penso al territorio da esplorare mi chiedo se ho la mappa, chi mi può fornire le informazioni e se sono attendibili, se ho una borraccia di acqua con me e con che cosa posso sostituire la bussola che non ho, se ho il tempo di andare fino in fondo e se ho degli alleati nella ricerca.

La metafora scatena la fantasia, permette di giocare e di ricorrere al pensiero analogico, di fare brainstorming anche da soli. Di abbandonare le ansie legate al problema reale, e cercare altrove qualcosa che può servire, qualcosa a cui finora non avevo pensato né fatto ricorso.

Il coach, il counselor, possono proporre la metafora anche in modo più concreto. Portando il coachee sull’orlo di un dirupo, ai piedi di una cattedrale, davanti a un quadro, in mezzo a una strada in prossimità di un bivio… o qualsiasi altra situazione scelta in modo che possa essere letta come metafora del problema che si sta affrontando. Vivere la metafora, trovarsi fisicamente al suo interno, è un’esperienza ancora più forte che leggerla e sentirla raccontare, con un potere evocativo molto intenso. Sta poi al coach gestire il processo di decodifica e di apprendimento.

 

<Metafore per trasportare> è una metodologia registrata in CoachingTools®

 

olio su tela di Marco Simsolo, “Finestra alla maniera di Magritte”

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