La città contiene in sé numerosi significati: è luogo di abitazione, di scoperta, di commercio, è culla di storia e di cultura, è sede dell’immaginario e contesto dell’innovazione, è coacervo di delinquenti e territorio strumento dell’alienazione e della privazione per gli uomini del terzo millennio, può essere scrutata come immaginabile dimensione non solo dell’ambiente, dei monumenti storici, dei luoghi e dei tempi del vivere metropolitano, ma anche per una cura di sé e, dunque, metafora ideale per un percorso di coaching.

A questo proposito occorre coniugare alcuni elementi: il coinvolgimento emotivo e quello culturale dell’individuo che partecipa al coaching, basandosi sul valore dell’identità, delle esperienze personali e professionali.

 La società milanese di formazione Gruppo Prospecta ha realizzato un progetto nella capitale europea della rete spionistica internazionale ai tempi della II guerra mondiale, Lisbona. Realtà urbana di grandi dimensioni, si affaccia sull’estuario del Tago, è ricca di campagne, tessuti industriali e agricoli, zone portuali e arsenali.

Per quale ragione può essere utile a un percorso di coaching e di autosviluppo? E per quale motivo può essere utile per l’intera azienda che ha commissionato il coaching di gruppo? Principalmente per due ragioni:

  1. Da Lisbona partono le grandi innovazioni commerciali e marinare tra il XIV e XVI secolo: si espande nell’Atlantico meridionale, circumnaviga l’Africa, dirige le attività commerciali in Asia, va alla scoperta del Sudamerica. Su quest’orientamento al rischio e su questa capacità di innovare si appoggia tutto il Portogallo che riceve guadagni commerciali e ritorni materiali sconvolgenti, come oro e argento, che le permettono di diventare una delle grandi potenze europee.
  2. Lisbona, sicura della propria supremazia, ad un certo punto della sua storia smette di praticare investimenti produttivi e si ferma a riscuotere quanto riceve e a reinvesetirlo in business meno produttivi.

Questi due motivi sono adatti per definire la cultura organizzativa dell’assunzione del rischio, dello sviluppo delle proprie competenze e del pericolo di cadere nella “trappola del successo”. Da qui si ha l’opportunità di comprendere come sviluppare lo scambio di esperienze e best practices, con lo scopo di supportare i partecipanti a riconoscere e sviluppare la propria attitudine a esplorare i propri limiti, ad accettare i rischi nei confronti di se stessi e del gruppo. È possibile rinforzare la motivazione allo sviluppo delle proprie competenze e all’innovazione, attraverso la nuova consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri limiti: da questa città i partecipanti possono acquisire la sintonia tra rischio, limite, vantaggio, resilienza e innovazione.

La cultura di Lisbona, in tal caso, stimola all’integrazione e al riconoscimento delle umane risorse: le persone sono parte della riscoperta della propria cultura organizzativa, all’interno di un processo di cambiamento, all’interno della continua innovazione.

  • Perché qui?
  • Dove siamo andati?
  • Quali obiettivi vogliamo ancora raggiungere?
  • Come possiamo lavorare per raggiungerli?

Concludo con una citazione da Etty Hillesum che mi ha emozionata, e racchiude il senso di quanto ho raccontato qui.

«È qui, ora, in questo luogo e in questo mondo che devo trovare chiarezza e pace ed equilibrio. Devo buttarmi e ributtarmi nella realtà, devo confrontarmi con tutto ciò che incontro sul mio cammino, devo accogliere e nutrire il mondo esterno con il mio mondo interno e viceversa».

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Di Veronica Morleo

Laureata in Formazione e Sviluppo delle Risorse Umane con la tesi in Educazione degli Adulti, dal titolo “Città, architetture, aziende: quali metafore?”. Il progetto di ricerca è nato in seguito alla collaborazione con la società Gruppo Prospecta durante il suo tirocinio curriculare, svolgendo attività di progettazione e formazione alle aziende.