Dieci visioni per l’AI

Dieci visioni per l’AI

AI 2041: Ten visions for our future. Da leggere. Dieci storie, dieci scenari su come l'intelligenza artificiale ci modificherà

tempo di lettura 2′

Una vera sorpresa.

Quando ho acquistato questo libro, confesso che le mie aspettative non erano straordinarie. Uno degli strilli promozionali, ad esempio, citava: “La collaborazione tra un pioniere della tecnologia e un visionario scrittore di science fiction offre importanti e urgenti insight”. Quanto basta per cliccare “annulla” e lasciar perdere.

Perché ho cambiato idea e ve ne consiglio la lettura?

Per cominciare, il pioniere della tecnologia è Kai-Fu Lee, uno che sull’AI ha messo le mani tanto dal lato ingegneristico (Google, Microsoft, Silicon Graphics) che da quello di business (come venture capitalist). Di lui, qualche tempo fa avevo avuto modo di apprezzare AI Superpowers, in cui prendeva posizione sulla competizione tecnologica tra USA e Cina, riconoscendo a quest’ultima una inferiorità corrente, destinata tuttavia a rovesciarsi nel giro di pochi anni.

Inoltre, l’idea di far entrare il lettore negli scenari futuri (al 2041, per l’appunto) attraverso uno story-telling in piena regola, accompagnato da una decodifica che ne spiegasse i presupposti e le dinamiche, mi sembrava brillante. Purché le due componenti fossero strettamente integrate, e si evitassero una serie di errori ed eccessi – da una parte e dall’altra – di cui la comunicazione corrente sull’AI, e sulla tecnologia in generale, è tristemente piena.

Per il mio gusto, il risultato è sorprendente. Il narratore, certo Chen Qiufan, è sorprendentemente piacevole da leggere, e misurato nell’integrazione della tecnologia futura nella vita quotidiana. Lontano – da buon cinese – dai consueti bias geo-centrici, ambienta i suoi racconti in Nigeria e India, oltre che in USA e Giappone. Non cerca l’effetto sorpresa, o eclatante. Spesso indugia sulle reazioni psicologiche alle nuove tecnologie, e sui cambiamenti anche piccoli che producono nel comportamento e nel costume della gente comune. Nel primo racconto, ambientato a Mumbai, c’è spazio per una delicatezza che non si trova facilmente in questa letteratura.

 

Ogni narrazione ruota intorno a un campo dell’AI (Deep Learning, Augmented Reality, Bitcoin Security, ecc.); dopo ognuna di esse Kai-Fu Lee introduce brevemente le diverse tecniche, le loro logiche, a volte briciole della loro storia, illustrandole con riferimenti diretti agli avvenimenti del racconto corrispondente. Un lavoro davvero ben fatto.

Ho provato, con qualche successo, a consigliarlo ad amici che, da profani, volessero avvicinarsi ai temi dell’AI, e alla comprensione di scenari da cui ci separano, per scelta degli autori, vent’anni, un intervallo che, nell’ambito dell’evoluzione tecnologica attuale, significa la proiezione in un altro mondo. Proprio perché il salto è già comunque enorme (pensiamo al ventennio appena trascorso) ho molto apprezzato il modo dolce  di inserire le discontinuità tecnologiche  in un quadro di più profonda antichità antropologica. Così come ho trovato interessante la scelta di basare gli scenari soltanto sulle evoluzioni tecnologiche attualmente disponibili – ma ancora solo in parte ingegnerizzate o prodottificate – e a quelle la cui disponibilità piena è prevista, secondo ampio consenso, per i prossimi due decenni. In altri termini, i due autori non incorporano nelle loro “visioni” alcun breakthrough la cui collocazione nello stesso periodo, o addirittura la stessa fattibilità, siano altamente incerti. Insomma, uno scenario dichiaratamente prudente, ma che proprio per questo stupisce nella descrizione narrativa del cambiamento tangibile delle nostre – future – vite.

Augusto Carena
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