Non sono sinonimi! E ci richiedono impegno a livello personale, non solo di organizzazione/istituzione. Integrazione e inclusione, sebbene spesso usate come sinonimi, rappresentano approcci distinti.
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L’integrazione distingue fra un noi che rappresenta la normalità, e un diverso da aiutare a inserirsi e adattarsi in questo contesto esistente; mentre l’inclusione trasforma il sistema per accogliere e valorizzare tutte le caratteristiche delle singole persone -concepite appunto come caratteristiche e non come diversità.
L’inclusione modifica tutti in quanto modifica il contesto, l’ambiente. Mira a creare ambienti equo-solidali, sostenendo ogni individuo, a differenza della semplice presenza garantita dall’integrazione.
Ecco i punti chiave di differenza:
- Destinatari: L’integrazione si concentra spesso su gruppi o individui specifici (es. la disabilità, con cui è nato questo approccio). L’inclusione è rivolta a tutti, considerando le differenze (linguistiche, culturali, fisiche, di genere, etc.) come risorsa e non come ostacolo o difficoltà.
- Scuola e società: L’integrazione ha rappresentato il primo passo per portare le persone con disabilità nella società (es. Legge 104/1992). L’inclusione punta alla partecipazione totale e alla creazione di contesti aperti a tutti, eliminando barriere.
- Modello: Integrare significa inserire, mentre includere implica accogliere trasformando l’ambiente.
- Approccio: L’integrazione chiede alla new entry di cambiare e adattarsi, e a noi di aiutarla in questo adattarsi. L’inclusione chiede a noi tutti di adattarci a tutti gli altri.
Integrazione e inclusione sul piano istituzionale
Comunemente questo tema è affrontato a livello di istituzioni, pensiamo alle scuole e alle imprese, fra metodologi ed esperti da una parte, e responsabili organizzativi dall’altra, che definiscono policies e linee guida per trasformare spazi architettonici, regole organizzative, sistemi di rewarding, etc.
In sintesi, l’inclusione passa da una logica di recupero del singolo considerato diverso, ad una in cui siamo tutti diversi e possiamo riconoscerci e accoglierci e facilitare questo processo.
Piano personale dell’integrazione e dell’inclusione
Più raramente il tema è trattato a livello personale, cioè di quello che significa in concreto nella vita quotidiana, nelle prassi e non solo nelle dichiarazioni sui valori, su me stesso e non su coloro a cui dò istruzioni.
Richiede un lavoro individuale, personale, che porti a:
- Accorgersi dei propri automatismi negli incontri, nelle relazioni, del tipo “questo atteggiamento, questo modo di fare mi irrita, perché?” oppure “il fatto che quest* collega gestisce il tempo di lavoro in modo diverso mi crea disordine, perché?” o ancora “quando faccio una battuta non tutti ridono, come mai?”
- Accettare che il nostro punto di vista non è quello per definizione corretto o universale. Nemmeno su cose che per noi sono importanti, come le relazioni familiari, il rapporto con il lavoro e il denaro, a chi si deve la lealtà e in che cosa consiste, il senso della meritocrazia, il senso del cibo e della sua condivisione, il ruolo della seniority, ecc.
- Ascoltare per davvero storie che hanno origini diverse dalle nostre: di povertà o di esclusione, oppure di prestigio e rango in altri contesti, di felicità e orgoglio per motivi che non ci verrebbero in mente, di fatica per motivi che non avremmo sospettato, di superamento di pregiudizi che in altri contesti paiono assurdi, di fierezza per traguardi che ad altri sembrano banali.
- Sospendere il giudizio.
Qualche esempio concretissimo?
Evitare di
- parlare in un modo che può escludere, per esempio in dialetto, o supertecnico, o gergale, o ricorrendo a stereotipi e metafore comprensibili solo agli interni
- trattare con eccessiva cortesia chi non è del gruppo, ovvero trattarlo da ospite e non da membro effettivo
- dare per scontate le regole non scritte, tipo come funziona l’ufficio e la gerarchia, o il rapporto con gli insegnanti a scuola, o dove ci si trova nel tempo libero
- chiedere aiuto e collaborazione solo a quelli di sempre, di cui mi fido, e non a chi si è inserito da poco
- dare per scontato -nella conversazione leggera- che si condividano ricordi ed esperienze, musica e programmi TV, uso del tempo libero
- correggere o prendere in giro abitudini su diversi orari dei pasti o della preghiera, abbigliamento, pronuncia, scelta del partner, preferenze nello sport e negli spettacoli, canzone preferita, ecc.
- proporre attività ricreative che non tutti possono fare, per limiti fisici, o di tempo libero, o di disponibilità economica, o di atteggiamento valoriale.
- ricordare quella volta che siamo stati esclusi o discriminati, perché è successo a tutti; per fare in modo di non diventare, a nostra volta, come quel tale che ci aveva escluso o discriminato.
Inclusione personale è fare piccoli aggiustamenti per non lasciare nessuno fuori.
immagine di copertina creata da AI
