Dopo Siena, questa volta vi accompagno in un altro luogo pieno di fascino, di suggestioni, di scoperte naturali – mistiche – artistiche, che può segnare la vita di chi lo visita, tanto da portarlo a desiderare di ritornarci.

Già fin dall’appropinquarsi nella pianura, tra una curva e l’altra, il vedere laggiù stagliarsi questa guglia che svetta all’orizzonte, suscita un che di mistero e di soprannaturale.

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Andare a Mont Saint Michel (o come lo chiamavano i latini “Mons Sancti Michaeli in periculo mari”) in compagnia di amici o della famiglia è certamente piacevole. Ma poi, via via che passano le ore, scopriremo il bisogno di riservarci momenti di solitudine, di contemplazione, sia del sacro che dei fenomeni naturali, lungo le mura e attraverso le feritoie o nei grandi saloni dell’abbazia o nel meraviglioso chiostro lassù in cima. O infine nelle tante chiese e cappelle disseminate nel percorso della visita.

 

Non è propriamente banale arrivarci, ma se abbiamo qualche giorno a disposizione possiamo utilizzare l’auto fin dall’Italia o arrivare in aereo a Beauvais (Ryanair) o a Orly (EasyJet) e da lì prendere una macchina a noleggio.

Certamente le stagioni di mezzo, primavera e inizio autunno, sono le migliori, ma l’attenzione  va riservata in particolare alla verifica dei giorni di massima marea (basta consultare il sito ), per godere appieno della visione di questo fenomeno naturale dal forte impatto emozionale.

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E’  consigliabile dormire almeno una notte (gli alberghi sono pochi ma per tutte le tasche) all’interno delle mura del villaggio per godere dei tre momenti fondamentali della visita:

  • durante tutto il giorno: l’afflusso smodato di turisti che vanno e vengono sugli infiniti gradini per raggiungere l’apice dell’abbazia, quasi fossero truppe cammellate all’attacco e in ritirata
  • all’alba e al tramonto: il fenomeno della grande marea che va e che si ritrae su tutta la superficie circostante rendendo la rocca un isolotto pressoché inaccessibile
  • dopo il tramonto: il silenzio e il raccoglimento dei pochi rimasti nel villaggio che si godono le stradine e la cinta muraria lontani dalla pazza folla, senza trascurare i piaceri della tavola
  • poco dopo l’alba: il complesso abbaziale, ancora senza turisti, si rivela in tutta la sua poesia.

 

 

Che cosa ci può dare in più questa meta?

Certamente il desiderio di introspezione, di entrare cioè maggiormente in noi stessi, di essere ancora capaci di stupirci di fronte ad un fenomeno naturale così sorprendente, in sintonia con una bella frase di Jules Verne:

“Alcune strade portano più ad un destino che ad una destinazione”.

 

Se poi uno vuole ulteriormente guardarsi intorno tra le tante mete del territorio più o meno circostante, non si dovrebbero perdere Bayeux (con il suo meraviglioso arazzo lungo 68 metri descrivente la conquista dell’Inghilterra nel 1066), il castello Fontaine-Henry, le spiagge dello sbarco di Normandia e gli struggenti cimiteri di guerra, fino ad arrivare con un colpo di mondanità fino a Honfleur, la Portofino della Normandia.

 

 

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L’immagine fa parte della serie <Mongolfiere> di Marina Massaro, artista ideatrice di Wings & Walls.

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Di Francesco Dolcino

Trasforma le idee di business in cose che si fanno, una dopo l’altra e nella giusta sequenza, fino a conseguire il risultato. Lo fa soprattutto in supporto a imprenditori di medie aziende, in fase di start up o di consolidamento o di maturità/declino. Svolge attività di volontariato in varie associazioni, in particolare per anni è stato vicepresidente di Anlaids Lombardia. Ha pubblicato “Così in Campo”, ricerca statistica sul Palio di Siena nei secoli; “Massime e minime” raccola di aforismi chiosati; “La spiritualità Francescana in Guglielmo di Occam”