Articolo pubblicato sul 7° numero di OUTSIDER, la rivista della Camera di Commercio di Milano, con il titolo <Un coach per orientarsi>.

 

La transizione dalla scuola al lavoro, e più ancora dai primi lavoretti al lavoro che consentirà di realizzarsi, è un viaggio che vede la maggior parte dei giovani brancolare nel buio. O peggio sballottati fra suggerimenti dei parenti, opinioni degli amici, notizie beccate su internet, aspirazioni confuse, dubbi legittimi, modelli improbabili.

Alessio: “Sto per finire il liceo, vado bene in matematica e in latino, non tanto in storia. A che facoltà mi iscrivo?”

Carlotta: “Ho fatto un anno di scienze della comunicazione e non mi dice più niente. Quasi quasi cambio e mi iscrivo a giurisprudenza, dicono tutti che è un passe-partout”

Giancarlo: “Adesso che ho la mia laurea in geologia voglio lavorare in una ONG in Africa, sono pronto. O no?”

Marina: “Mi hanno proposto uno stage a Francoforte, che faccio, vado?”

La transizione dalla scuola al lavoro è un viaggio che si fa da soli, perché l’esperienza degli altri è – appunto – la loro esperienza, non la mia, la tua, la sua. E’ un viaggio in cui il punto di partenza deve essere il giovane stesso, con le sue caratteristiche e potenzialità e desideri (e non i consigli più o meno competenti degli altri). Qui un supporto individuale, un coach per l’orientamento, può fare davvero la differenza, riducendo il rischio di ripensamenti, e accelerando l’accesso ad un lavoro che offra soddisfazioni.

 

In concreto, un coach che fa sostanzialmente queste cose:
1. aiuta il coachee a fare il punto sulle sue capacità e potenzialità, aspirazioni, mezzi disponibili.
2. fornisce o aiuta a reperire informazioni sul contesto in cui il giovane aspira a collocarsi
3. guida il coachee a identificare il percorso e a non perdersi per strada.
4. in alcuni casi il coach è in grado di favorire l’accesso a stage o lavori veri e propri. Succede quando si è all’interno di strutture universitarie che prevedono questo servizio agli studenti, e quando si ricorre all’aiuto di buone società di consulenza specializzate in orientamento e consulenza di carriera.
Mi spiego meglio.

 

1. Fare il punto vuole dire rispondere a domande come: che cosa so fare? Che cosa ho voglia di imparare? Che obiettivo ho? Quanti anni ho a disposizione per raggiungere questo obiettivo? Di quali risorse, anche economiche, posso disporre? Quanto sono pronto a mettermi in gioco? Sarei disponibile a cambiare sede? Ho la tenacia e la determinazione necessarie per perseguire eventualmente un obiettivo difficile? Che cosa desidero dal lavoro e dalla carriera?

Alessio, che finora sapeva dire di se stesso solo che è bravo in matematica e latino, potrà essere guidato a mettere a fuoco che:

  • quello che gli piace è viaggiare e il suo ideale sarebbe un lavoro nel turismo.
  • il suo inglese è buono e il suo spagnolo pure, e non ha troppa voglia di aggiungere un’altra lingua straniera
  • non è disinvolto in situazioni nuove, ma gli piacerebbe tanto diventarlo
  • la sua famiglia probabilmente potrà aiutarlo per altri 3 o 4 anni, ma non oltre, e che quindi deve puntare a rendersi presto autonomo dal punto di vista economico
  • la costanza non è la sua dote migliore, prova ne sia il fatto che continua a cambiare sport e ragazza.

 

2. Dotarsi di informazioni vuole dire mappare i tipi di lavoro che soddisfano le aspirazioni, e i luoghi dove si acquisiscono le capacità e le conoscenze che non si hanno ancora. Mappare per davvero, cioè identificare specifici lavori in specifiche organizzazioni, le scuole e relativi costi e indirizzi e requisiti di accesso.

Giancarlo, che coltiva il sogno di rendersi utile a coloro che sono in condizioni svantaggiate, viene spinto a fare un elenco di possibili Paesi di destinazione, e ad elencare ONG che vi lavorano. Per ognuna mette a fuoco gli obiettivi, quante persone vi lavorano, la durata media dei contratti, la lingua di lavoro adottata, la situazione sociopolitica in cui si colloca, il ruolo in cui vengono inseriti i nuovi collaboratori. A questo punto scopre che le sue idee sull’Africa erano troppo vaghe; e che sente maggiore affinità con un paio di piccole organizzazioni che operano in India, che parlano in inglese e si basano su valori cristiani che gli ricordano con affetto l’insegnamento dei nonni.

 

3. Identificare il percorso e non perdersi per strada vuole dire ricevere dal coach un filo conduttore per mantenere la rotta durante gli studi o lo stage o i primi lavori.

Arrivata a Francoforte, ormai convinta che si tratta di una buona opportunità, Marina ha chiaro che lo stage le sarà utile se le daranno gradualmente maggiore autonomia. E se avrà l’opportunità di mettersi alla prova nelle aree in cui vuole migliorarsi: coordinarsi con gente di diverse culture, diventare più sintetica ed efficace nella redazione di report. Per fare questo ha preparato con il coach una griglia di osservazione, e si dà un voto ogni settimana rispetto a ognuna di queste aree. Una volta al mese Marina si confronta in Skype con il coach stesso: valutano insieme i progressi e quando è insoddisfatta chiede supporto per formulare un piano alternativo o essere aiutata a capire la realtà.

 

Negli Stati Uniti, in UK, in altri Paesi europei, si inizia a costruire un cv a partire dalle scuole superiori. Ovvero i ragazzi si procurano stage ed esperienze di lavoro e di volontariato, frequentano corsi, acquisiscono skill spendibili sul lavoro già da prima della scelta della Facoltà universitaria, imparano a farsi notare. Lo fanno in modo mirato, ovvero non solo per guadagnare qualcosa o per lavorare insieme agli amici, ma in vista di un progetto. Progetto che, come ho cercato di raccontare con gli esempi, è più facilmente accurato se viene realizzato con un professionista dell’orientamento. Che per il match scuola-lavoro si avvale della propria esperienza, di test specifici, di assessment di gruppo, di colloqui.

L’obiettivo è mettersi alla prova, capire presto quali sono le strade professionali più congeniali, acquisire le capacità e le conoscenze che servono per collocarvisi con soddisfazione. Per ridurre il rischio di intraprendere uno studio lontano dalle proprie corde, e quello di intraprendere una carriera distante dalle attitudini profonde, dalle aspirazioni. Per cercare di avvicinare al massimo la realtà ai sogni e ai desideri, valorizzando l’energia della giovinezza per andare in una direzione bella e soddisfacente.

Che non esclude che si cambi idea e quindi percorso, ma garantisce di farlo con consapevolezza e minimizzando gli inconvenienti.

creative-common

Di Cristina Volpi

Coach accreditata ICF e EMCC, Founder del magazine CoachingZone, Master di II livello in coaching e comunicazione Strategica. Ha operato per imprese multinazionali e familiari e not-for-profit, in Italia e in svariati paesi Europei, in USA, in Brasile, in India, lavorando con Pirelli, Studio Ambrosetti, Butera & Partners e come libera professionista; attualmente è volontaria con Sodalitas. Ha pubblicato “Leader, storie vere ed inventate di imperatori, manager e capi” Ed. Il Fenicottero; “C’era una volta il capo” Ed. Fendac; “Bilanci e Veleni” e “Banditi in Azienda” Ed. Guerini; “Sconcerto Globale” con Favero, Ziarelli Ed. Apogeo; “No Smoking Company” con Favero, Ziarelli, Ruggeri, Ed. Kowalski.