Stamattina, mentre era sul treno per andare a lavorare, Giovanni è riuscito a passare di livello su Candy Crush Saga. Una bella soddisfazione, era un po’ che era incastrato, ma adesso, vai!! Ha usato un paio di bombe-colore più del previsto, ma ne è valsa la pena. Bene. Ora è pronto a vedere come funziona il nuovo livello, e con un po’ di abilità e di tempo a disposizione….

 

Abbiamo tutti il nostro videogioco preferito, e conosciamo la soddisfazione intima, il senso di appagamento che ci dà un nuovo livello conquistato, vero? Quell’alternanza di sforzo finalizzato e consapevolezza della riuscita, di un gradino conquistato.

 

Jeff Barker, autore di un blog irriverente, propone di applicare la logica dei giochi  ai miglioramenti personali che vogliamo conseguire in altri campi, primo fra tutti quello professionale.

 

Perché le teorie del porsi un obiettivo e lavorare per conseguirlo, dicevamo, le teorie le sappiamo tutti. Plan-do-check-act, piuttosto che step-by-step. Ma sono noiose. E dopo un po’ abbandoniamo gli sforzi. E ricadiamo nelle solite abitudini. Si tratti di dimagrire qualche chilo, tenere in ordine la scrivania, migliorare l’inglese o accorciare i tempi di consegna.

Non è divertente, soddisfazione zero, e allora chi me la fa fare? E com’è che invece mi affanno con il mio giochino preferito? proviamo a incrociare le cose? Se  trasformassimo il nostro impegno verso un obiettivo in un gioco, un video game o addirittura un survival game? Se parlassimo di livelli invece che di obiettivi? Di sfide galattiche invece che di cose da fare? Di caramelle da far scoppiare invece che di abitudini da correggere?

Facendo così:

  • Definendo i livelli -un po’ come la scala di responsabilità dei boy-scout.
  • Assegnando dei punteggi alle azioni -p.es. un cassetto riordinato vale 10 punti. Un output consegnato con un anticipo del 10% sulla media vale 50 punti. ecc. e ogni 300 punti si passa di livello
  • Studiando dei premi coerenti con l’obiettivo -il contrario della tavoletta di cioccolato per mezzora di jogging
  • Cambiando il linguaggio, in modo da renderlo più evocativo che descrittivo
  • Cercando di capire il proprio aggancio personale: che cosa a me, a te, darebbe l’impressione di stare in un videogame invece che in ufficio a perfezionare il report di turno.
  • Inventandosi un alter ego segreto, quello che guadagna i punti, supera i livelli, in calzamaglia e con un tot di superpoteri
  • Circondandosi di gente brava, come si farebbe costruendo la squadra in un gioco di ruolo: perché siano di stimolo oltre che di supporto.

 

Paradossale? Sì, certo. Ma si potrebbe provare! E venire qui a raccontare come è andata.

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Di Cristina Volpi

Coach accreditata ICF e EMCC, Founder del magazine CoachingZone, Master di II livello in coaching e comunicazione Strategica. Ha operato per imprese multinazionali e familiari e not-for-profit, in Italia e in svariati paesi Europei, in USA, in Brasile, in India, lavorando con Pirelli, Studio Ambrosetti, Butera & Partners e come libera professionista; attualmente è volontaria con Sodalitas. Ha pubblicato “Leader, storie vere ed inventate di imperatori, manager e capi” Ed. Il Fenicottero; “C’era una volta il capo” Ed. Fendac; “Bilanci e Veleni” e “Banditi in Azienda” Ed. Guerini; “Sconcerto Globale” con Favero, Ziarelli Ed. Apogeo; “No Smoking Company” con Favero, Ziarelli, Ruggeri, Ed. Kowalski.