Quante volte, in una discussione, abbiamo ascoltato o abbiamo affermato parole come “…ora basta! Questa è una questione di principio!” oppure, con un tono meno aggressivo ma più deluso e quasi rassegnato “…no guarda, è del tutto inutile andare avanti a parlarne…è una questione di principio e con questo ho detto tutto”.

Queste ipotesi sono decisamente interessanti da valutare nella loro dinamica conflittuale. Ovvero: quando affermiamo, quasi con solennità, le nostre questioni di principio, facendole generalmente seguire da un silenzio che dovrebbe ulteriormente rafforzare quella solennità di significato, ci stiamo comportando come se fosse del tutto chiaro ed indiscutibile il contenuto che racchiudono.

Quando affermiamo questioni di principio siamo soliti rappresentare, nella nostra mente, argomenti che riguardano i nostri valori più profondi; oppure confini della nostra personalità o dei nostri pensieri più intimi che riteniamo intoccabili, forse viscerali.

 

Tuttavia questa convinzione che basti affermare la questione di principio per essere naturalmente e velocemente intesi dagli altri è decisamente pericolosa; in realtà significa porgere al nostro interlocutore un contenitore vuoto, e costringerlo a fermarsi per dare un contenuto a quel silenzio e a quel non detto che per lui è la nostra questione di principio.

Se noi siamo convinti che sia sufficiente affermare qualcosa per chiarirne il contenuto, ossia se evitiamo di declinare al nostro interlocutore cosa sia per noi la nostra questione di principio, altro non facciamo che alimentare quel virus pericoloso che sul piano della comunicazione interpersonale crea danni interpretativi e tanti effetti collaterali: la lettura del pensiero altrui.

In questa dinamica si alimenta la cosiddetta escalation del conflitto: noi continueremo a sentirci offesi da una reazione del nostro interlocutore che giudicheremo incoerente o del tutto inadeguata alla profondità del significato attribuito da noi. Mentre lui, in assenza di un preciso argomento su come intendere la questione di principio, rimarrà convinto di aver dato la lettura più coerente alla nostra affermazione, comportandosi di conseguenza.

Un vero e proprio corto circuito comunicativo, difficilmente arrestabile.

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Cosa suggerire dunque?

Coach e mediatori possono suggerire ai loro coachee di far seguire alla solenne affermazione il significato attribuito. Dicendo, per esempio, “questa è una questione di principio per me perché mi tocca su questo punto…mi ferisce su questo aspetto della nostra relazione…mi fa sentire poco rispettato in questa collaborazione…mi sento in difficoltà perché ciò significherebbe tradire ciò in cui credo..…” etc.

E, complementarmente, possono fare in modo che i loro clienti chiedano ai loro interlocutori di esplicitare il contenuto delle loro questioni di principio, invece di fare congetture.

 

In realtà spiegare e chiedere spiegazioni sono comportamenti che richiedono di rinunciare all’arroganza; sono comportamenti costruttivi che costruiscono fiducia e che includono la rinuncia a una certa presuntuosità conflittuale…

Un mediatore può stimolarne l’adozione da parte dei suoi contendenti, semplicemente chiedendolo, prescindendo dalla spiegazione. Solo in un secondo momento potrà evidenziare come l’aver dato un contenuto alla questione di principio permetta di darle valore, di chiedere un autentico riconoscimento. E aiuti la ricomposizione di un conflitto.

Continua….

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Di Gabriele Salvini

Giurista d’impresa e Mediatore dei conflitti da oltre 15 anni, con passione e determinazione affianca le persone e i team nel gestire e trasformare le situazioni conflittuali in opportunità di evoluzione personale grazie agli strumenti del life coaching.