Un percorso di recupero, cura e sostegno personalizzato da preferire alla sorveglianza speciale. Per la prima volta un Tribunale stabilisce l’obbligo di cura per un soggetto condannato per pedofilia che ha scontato la sua pena in carcere. Succede a Milano, dove i giudici della Sezione autonoma misure di prevenzione hanno disposto con decreto che un 41enne, dopo la scarcerazione, debba prendere contato col Presidio criminologico territoriale del Comune di Milano per concordare un programma di osservazione e di trattamento finalizzato al contenimento e al superamento delle sue tendenze sessuofobe e pedofiliche con l’individuazione di un programma che sarà predisposto dagli operatori del presidio (Da La Repubblica).

La recidiva negli autori di reato sessuale è molto alta, per questo la sentenza del Tribunale di Milano ha un’elevata importanza sociale. Per la prima volta si concentra sulla rieducazione, aiutando il reo a diventare consapevole delle proprie dinamiche disfunzionali, evitando così che ricada nel comportamento deviante.

 

In che cosa consiste il trattamento?

L’attività clinico-trattamentale svolta presso il Presidio Criminologico Territoriale ha come finalità la prevenzione della recidiva per i soggetti che hanno compiuto reati sessuali o violenti. L’équipe multidisciplinare è composta da criminologi, psicologi, educatori, mediatori e avvocati che si occupano di prendere in carico la persona da diversi punti di vista. Il servizio si avvale principalmente della terapia di gruppo rivolta a soggetti con tre tipologie di reato: reati sessuali su minori o donne, pedopornografia e adescamento di minori.  L’obiettivo dei gruppi è quello di prevenire la recidiva tramite la gestione dell’impulsività, la coscientizzazione, il controllo delle fantasie devianti e la responsabilizzazione del soggetto. Costruendo nuove abitudini più funzionali.

 

Nei primi momenti di accesso al servizio le persone svolgono un colloquio di valutazione criminologica e una valutazione psicodiagnostica.

In seguito, in base alle risorse e al livello di vulnerabilità, la persona inizia un percorso individuale o viene inserita in un gruppo.  Successivamente, la persona può anche iniziare un Circolo di Sostegno e Responsabilità per favorire il reinserimento nella società e la responsabilizzazione delle proprie azioni.

 

Esistono dati scientifici che confermano la validità dell’esperimento milanese: equiparando i comportamenti tra sessanta uomini che hanno frequentato un gruppo di aiuto (una delle articolazioni del progetto) e sessanta che non l’hanno frequentato, la recidiva sessuale per i primi si è dimezzata (l’8% invece del 16%) e la recidiva con violenza ridotta di un terzo (18% del valore precedente contro 35%). Sono dati di pochi mesi fa.

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Di Chiara Altamura e Arianna Gianotti

Chiara Altamura, Arianna Gianotti, psicologhe, psicodiagnoste e psicoterapeute sitemico-relazionali e della famiglia. Si occupano di coaching sistemico, sostegno all’individuo, potenziamento e massimizzazione delle risorse personali con particolare attenzione a chi si trova in una fase di cambiamento della propria vita (orientamento scolastico e inserimento professionale) oppure in una condizione di fragilità (disabilità, disoccupazione). Lavorano come psicoterapeute in contesto clinico privato e in collaborazione con Enti pubblici della Lombardia, a livello individuale, di coppia, della famiglia e di gruppi. Propongono percorsi formativi in aziende e istituti scolastici e da diversi anni collaborano con il C.I.P.M. (Centro Italiano per la Promozione della Mediazione). psicologia.informazioni@gmail.com