I tipi di coaching sembrerebbero infiniti! In realtà, sono soltanto due: il Life Coaching ed il Coaching Manageriale/Business.

Il Coaching è un processo creativo di formazione individuale che valorizza l’individualità della persona. È una formazione mirata ad un obiettivo specifico concordato fra coach e coachee.

 

Gli obiettivi del coaching

A prescindere dalla tipologia in cui rientra, il Coaching ha sempre un unico obiettivo: tirare fuori dal coachee le potenzialità che possiede, mettendosi al suo servizio in questa ricerca.

Aiutandolo in una sperimentazione personale, dove il coach gestisce la relazione interpersonale senza imporsi, ma al contrario ponendosi come supporto al coachee stesso.

Lo scopo ultimo è quello di ottenere il risultato desiderato attraverso una crescita interiore, un cambiamento che riesce a far emergere appieno le capacità del coachee.

 

Le due macro-tipologie di Coaching: Life/Benessere e Manageriale/Business/Carriera

Al giorno d’oggi si fa un uso smisurato della parola coach  il che può portare a credere che ci siano infinite tipologie di coaching.

Tuttavia, la realtà è che le varie applicazioni del coaching possono essere divise in sole due categorie. La differenza è fatta dall’ambito in cui si vogliono raggiungere determinati obiettivi.

 

Il Coaching Life/Benessere

Il Life Coaching opera in quei casi in cui il coachee ha bisogno di perseguire cambiamenti interiori e prendere consapevolezza delle proprie capacità per ottenere risultati in ambito personale.

Qualche esempio pratico?

  • I ragazzi che partecipano ai talent show vengono aiutati da chi li ha preceduti sulla strada del successo a individuare la loro, di strada. La più famosa di questi coach? Maria De Filippi.
  • Le mogli di alcuni candidati alle primarie USA per la Presidenza, si stanno rivolgendo a dei life coachper imparare a fare la first lady, ovvero essere pronte per il ruolo nel caso il marito ce la faccia. E lo fanno anche tanti altri soggetti più, come dire…. normali.
  • Giovani e meno giovani che si trovano davanti ad una scelta (es. quale Facoltà universitaria fa per me? accettare quella promozione che comporta il cambiare città?) chiedono aiuto a un coach di orientamento.
  • Work-life balance, ovvero la ricerca di una personale qualità della vita, è un tema di coaching sempre più frequente, come pure il ridimensionamento alla luce di una riduzione delle risorse economiche.
  • Chi lavora nel sociale -da chi è assistente in situazioni in difficoltà fino al tutore legale- aiuta il suo interlocutore a tirare fuori il meglio di sé, anche in condizioni di avversità
  • Persone che vogliono imparare a lavorare meglio insieme, oppure a dominare una dipendenza, si riuniscono in gruppi guidati da un coach, si assegnano obiettivi e tengono sotto controllo i passi avanti che compiono. I più noti al di fuori dei contesti professionali? Anonima Alcolisti.
  • Quando manager e professional vengono inviati in un Paese diverso da quello di provenienza, un coach interculturale li aiuta a inserirsi più velocemente nella nuova realtà, e a evitare disastri nel business dovuti a incomprensioni.

 

In ambito sportivo succede più o meno lo stesso, ma attenti a non confondere i coach con i preparatori atletici!

Molti allenatori di squadre di calcio vengono chiamati coach, dai calciatori come dai giornalisti e dai tifosi.

Anche atleti di sport individuali si rivolgono ad un coach, che ha la funzione di allenare la loro mente per acquisire una mentalità vincente, tanto quanto il preparatore atletico allena il loro fisico per gli sforzi estremi della competizione.

Si potrebbe quindi dire che quello che molti categorizzano come “Sport Coaching” è in realtà Life Coaching rivolto ad aiutare chi ha bisogno di supporto per raggiungere obiettivi in campo sportivo.

Da non confondere quindi con gli allenatori veri e propri, che lavorano sul fisico piuttosto che sulla mente.

 

Il Coaching Manageriale/Business

Operando in campo professionale, Il Coaching Manageriale riesce ad aiutare figure quali dirigenti o quadri che non possono più contare solamente sulle proprie capacità settoriali , ma hanno bisogno di tirar fuori delle skills utili ad affrontare e gestire cambiamenti importanti.

Ad esempio,

  • L’imprenditore che ha bisogno di uno sparring-partner per confrontare le sue idee e la sua energia e la direzione che sta prendendo, uscendo dalla solitudine del ruolo, spesso chiede ai suoi consulenti di indossare i panni del coach.
  • Il manager appena diventato tale dopo un’esperienza specialistica -un passaggio obbligato della crescita professionale – si rende conto di dover decidere più in fretta, affinare la sua capacità di trasmettere una visione, o altre cose dove il corso di formazione o la semplice esperienza aiutano poco. La sua azienda lo affiderà a un managerial coach, forse il settore di coaching più frequentato e strutturato. Oppure lui sesso decide di avvalersi di un coaching di carriera, per capire se è tagliato e se veramente vale la pena di percorrere una certa strada.

Ne parliamo in dettaglio in un articolo  dedicato all’argomento.

  • Business Coaching

Spesso si sente parlare di Business Coaching. Questa espressione fa di solito riferimento alle applicazioni del Coaching che hanno come obiettivo l’aiutare il coachee a raggiungere obiettivi particolari in ambito lavorativo legati alla gestione aziendale.

Applicazioni che quindi appartengono al Coaching Manageriale.

Abbiamo visto che qualunque sia la tipologia di categorizzazione, il coaching aiuta ad azionare una serie di leve interne che permettono al coachee di tirare fuori tutto il proprio potenziale e poter impiegare le proprie capacità nel campo desiderato.

C’è quindi qualche obiettivo che il coaching non può raggiungere?

 

In realtà sì.

Che cosa non è il Coaching

Alcune iniziative formative promettono di formare i partecipanti come coach, definendo questa attività formativa come un mezzo per apprendere l’ascendente e la capacità di guidare verso il successo.

I manager che fronteggiano una difficoltà a stare nel ruolo, o in generale persone con un disagio che non riescono a risolvere, si rivolgono ad un professionista per essere aiutati a ridefinirsi e a ritrovare il senso di sé.

Questi due obiettivi sono ricondotti al coaching in modo sbagliato.

Il primo degli ultimi due perché fare il coach è molto diverso dal fare il leader! Per non dire che è esattamente l’opposto.

Fare coaching è tirare fuori dal coachee le potenzialità che possiede, mettendosi al suo servizio in questa ricerca, aiutandolo in una sperimentazione personale, dove il coach gestisce la relazione interpersonale senza imporsi, ma al contrario ponendosi come supporto al coachee stesso.

E’ una distinzione di metodo che porta con sé una differenza di contenuto. Perché il senso vero del coaching è partire dalle caratteristiche del coachee per potenziargliele e fargli raggiungere i suoi obiettivi.

 

Mentre un leader/trascinatore/motivatore induce altri a conseguire i suoi, di obiettivi.

Il secondo obiettivo è invece sbagliato perché un coach non è un terapeuta e non dovrebbe mai porsi come tale.

Il terapeuta ha avuto una formazione specifica e lavora sull’intero della persona, proprio per ristabilire un equilibrio durevole; mentre il coach lavora in modo finalizzato, per un obiettivo specifico, che può essere della persona stessa o dell’organizzazione all’interno della quale opera.

I temi del disagio – anche in ambito organizzativo e professionale – vengono affrontati dai counselor; quelli relativi ad una patologia da psicoterapeuti e psichiatri.

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