Spettabile CoachingZone,

mi rivolgo a questo sportello nella speranza che possiate illuminarmi e magari tracciarmi una strada.

Sono una assidua lettrice del vostro sito e ho apprezzato alcuni articoli che nel tempo sono apparsi. Cerco di riassumervi brevemente la mia situazione lavorativa.

Lavoro ormai da qualche anno in una piccola multinazionale italo tedesca e mi occupo di logistica sia interna che esterna.

Pur essendo una multinazionale, la società è gestita come se fosse una grande famiglia, fatta di parenti … serpenti. Il clima non è ideale, troppi cercano di fare prima i propri interessi e poi, semmai, quelli dell’azienda.

Non ho ben capito la strategia aziendale, o se una pianificazione a medio-lungo termine sia stata abbozzata dalla direzione.

Ho un ruolo di quadro, appena sotto la dirigenza, ma non mi è facile emergere e gestire al meglio i miei rapporti con il mio capo (uomo) né con i miei collaboratori (due donne e un uomo più vecchio di me).

Sono vedova senza figli e l’ambiente di lavoro è quasi tutto il mio mondo.

Vorrei crescere e dimostrare a me stessa e agli altri il mio valore e le mie competenze, accumulate in tanti anni vissuti in questo settore (manifatturiero di livello).

Vorrei anche convincere i capi, al limite il board, della necessità di far crescere le persone per poterne sfruttare al meglio le potenzialità; vorrei riuscire io stessa a migliorarmi, se è possibile all’interno della società ma anche per offrirmi in futuro sul mercato con maggiori sicurezze di me.

Che cosa mi consigliate di fare?

Al limite è praticabile un percorso di coaching privato e dove/come posso rivolgermi per avere contatti e sapere anche il costo nonché la durata dello stesso?

Vi sarò grata di una risposta, anche pubblica, perchè penso che nella mia situazione possano esserci anche tanti altri frequentatori del sito.

In fede

 

Cara amica,

proviamo a sintetizzare. Lei lavora con elevate responsabilità in un’azienda manifatturiera di successo, gestita come molte imprese familiari: priorità non sempre chiare o dichiarate, logiche familiari/amicali che si sovrappongono a quelle gestionali, incertezza sugli sbocchi professionali per chi non è membro del clan.

Diamo per scontato che lei abbia già tentato di far capire al board che i processi di pianificazione -e di gestione in genere- potrebbero essere migliorati, che c’è gente che scalpita per avere uno sbocco di carriera, che lei è a disagio nelle sue relazioni con collaboratori e colleghi.

Allora: si ricorda quella volta che la hanno ascoltata? che qualcuno del board le ha detto “ci possiamo provare”?  Siamo sicuri che qualche cosa positivo c’è stato. Provi a chiedersi: “come avevo presentato il problema? che cosa avevo io di diverso? che cosa aveva la situazione, di diverso?” e provi a replicare questi elementi, più che la proposta vera e propria che aveva fatto.

Per esempio: aveva presentato la sua proposta/osservazione a tu per tu? dopo aver conseguito un buon risultato personale? un giorno in cui era più rilassata del solito? costruendo un’alleanza con un collega? ecc.

Ci faccia sapere come va avanti!

 

Infine, ecco la risposta alle sue domande finali: sì, un coach le può servire a trovare specifiche soluzioni, per i costi provi a vedere qui. Per scegliere un coach, magari uno degli autori di CoachingZone le piace, eventualmente anche solo per un incontro in Skype, o un colloquio che si esaurisca in una unica puntata.

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